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‘Andare al 79′ ovvero in carcere

Ingresso all'ex carcere

Ingresso all’ex carcere

A Verona, per indicare che si veniva reclusi in carcere, si diceva ‘essere portati al 79’.
Sulla destra dell’Adige, camminando verso i giardini di Raggio di Sole, si estende un vasto terreno che gli Austriaci, nel 1840, utilizzarono per scopi militari. Costruirono due grandi quartieri militari destinati, rispettivamente, a un reggimento di fanteria e a uno di cavalleria.
Dopo l’annessione all’Italia vi si insediò il 79° reggimento di fanteria. Quando la caserma lasciò il posto al carcere, i veronesi dissero, in luogo di ‘essere portati in carcere’, ‘essere portati al 79’.

L’ex carcere di Verona, ‘il Campone’, va in mostra. Dal 28 febbraio al 14 marzo 2011 in sala Birolli, all’ex Macello, ai Filippini.
Renzo Udali e Marco Troiani hanno girovagato nelle sezioni dell’ex carcere, cella dopo cella, corridoio dopo corridoio. Hanno documentato fotograficamente scritte e ricordi, cercando di conservare ciò che il tempo e il trasloco hanno abbandonato perché ne rimanesse traccia per sempre.

In via Del Fante, dove si trovava il carcere, tutto è rimasto come l’ultimo giorno prima del trasloco (1° aprile 1995) nella nuova struttura di Montorio.
Ci sono ancora i registri delle presenze, i cartellini dei detenuti, i libretti sanitari che stabilivano i turni per la guardia ai detenuti ricoverati in ospedale. Nell’ufficio del direttore si trovano ancora centinaia di volumi, che racchiudono gli appelli, le richieste, le annotazioni di servizio, la storia dietro le sbarre di chi in quella galera ha trascorso anni.
Tutto intatto, coperto di guano, ma le stanze sono in parte ancora arredate. C’è la chiesa, con un mastodontico altare in marmo.

Le caserme austriache
Il complesso detto ”il Campone” fu costruito nel 1840, contemporaneamente con Castel San Pietro e l’Arsenale.
Il complesso poteva ospitare circa 4.000 soldati senza contare i quadrupedi e i numerosi carriaggi. Era dotato di impianti tecnologici e igienici decisamente all’avanguardia per il periodo.
Dopo l’annessione (1866) le autorità militari italiane scelsero di smantellare le strutture, ma il generale Giuseppe Salvatore Pianel* si oppose a una tale politica e contribuì affinché la piazzaforte veronese non andasse in rovina.
Nel periodo bellico, 1940-1945, la struttura subì notevoli danni a causa dei bombardamenti aerei.
Nel dopoguerra la caserma di fanteria divenne carcere fino al 1° aprile 1994, mentre la caserma di cavalleria è stata in uso all’Esercito Italiano (caserma Mastino) sino agli anni settanta, ristrutturata nei primi anni ottanta, venne destinata a sede del Tribunale di Verona.

* Giuseppe Salvatore Pianell (Palermo, 9 novembre 1818 – Verona, 5 aprile 1892) è stato un generale e politico italiano.
A metà ottobre Pianell fu nominato comandante del Dipartimento di Verona, grado corrispondente a Generale di Corpo d’Armata, a metà ottobre 1866. Al termine della III guerra di indipendenza.
Nel 1882 Pianell, quale comandante delle forze dell’Italia del Nord, organizzò e guidò con successo i soccorsi per l’alluvione di Verona e del Polesine. Per riconoscenza la giunta municipale veronese gli conferì la nomina di cittadino onorario. Chiese, ma non ottenne mai di poter andare in congedo.
Compì, allora, il suo dovere fino all’ultimo. Il 20 marzo 1892, in occasione della parata annuale a Verona per il compleanno di Re Umberto I, nonostante la pioggia insistente, rimase immobile a cavallo in attesa che sfilassero tutti i reparti intervenuti. Pochi giorni dopo, nel suo appartamento di Palazzo Carli, sede anche del Comando militare, si mise a letto con una bronchite e il 5 aprile 1892, dopo aver ricevuto i conforti religiosi, spirò fra i suoi familiari, a poco più di 73 anni.

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