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Nel cuore di Verona

Romeo Montecchi, esiliato dalla città di Verona, vive la separazione dall’amore di Giulietta come tortura, paura di non esistere, morte, inferno.
“Non c’è mondo per me aldilà delle mura di Verona:
c’è solo purgatorio, c’è tortura, lo stesso inferno;
bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo;
e l’esilio dal mondo vuol dir morte.”

I versi, tratti dalla tragedia di William Shakespeare, (1564 -1616) drammaturgo e poeta inglese, sono scolpiti sulla porta della Bra. Il sito appartiene a una tappa del suggestivo itinerario attraverso i luoghi dove il poeta inglese collocò gli incontri segreti, i duelli, le parole dell’amore tra Giulietta e Romeo.

Lo sono il balcone, nel giardino dei Capuleti, in via Cappello, che raccolse la loro tenerezza.
Giulietta: Chi sei tu che, protetto dalla notte, inciampi in nel mio segreto? Come sei potuto venir qui, dimmi, e perché? I muri del giardino sono alti e difficili da scalare…
Romeo: Con le leggere ali dell’amore ho superato questi muri, poiché non ci sono limiti di pietra che possano impedire il passaggio ad amore: e ciò che amore può fare, amore osa tentarlo…
Giulietta: È quasi giorno, io vorrei che tu fossi già partito, ma senza allontanarti più dell’uccellino, che una bimba lascia saltellare per un poco fuori della sua mano, e subito per mezzo di un filo di seta lo riconduce a sé con uno strattone…
Romeo: Io vorrei essere il tuo uccellino.
Giulietta: Anch’io vorrei che tu lo fossi o caro: ma avrei paura di ucciderti per il troppo bene. Buona notte, buona notte! L’addio che ci separa è un dolore così dolce, che ti direi “buona notte” fino a domattina.

L’itinerario sosta poi presso il monastero di San Francesco al Corso, oggi sede del Museo degli Affreschi Giovanni Battista Cavalcaselle. Nel sotterraneo del chiostro si trova la tappa più suggestiva del percorso sulle tracce del mito di Giulietta e Romeo: il luogo dove i due innamorati, a causa di una perfida successione di eventi, persero la vita.

Se per Romeo ‘non c’è mondo fuor delle mura di Verona’, chi governava la città in quei tempi spingeva lo sguardo verso mondi sconosciuti alla maggior parte delle persone. Can Francesco della Scala detto Cangrande I (1291- 1329), come prima lo zio Leonardino della Scala, detto Mastino I, acquistò quel nome “Cane” grazie alla fama di Kublai Khan e del Gran Khan, potentissimi signori del lontano, estremo oriente. Cangrande della Scala aperse la propria casa a poeti e artisti, tra cui il sommo Dante Alighieri, e fondò un’Università di corte dove insegnavano i maggiori letterati dell’epoca, scrittori di novelle cortesi e forse di filosofie orientali.
Anche Cangrande ne fu allievo? È forse questo il segreto della statua equestre di Cangrande che sorride sereno come i saggi orientali?

Il giardino dei Capuleti si trova vicino alla reggia dei Signori di Verona, accanto alle loro magnifiche tombe (arche scaligere).
Uno stimolo per non ripiegarsi solamente sulle ragioni del cuore, ma per comprendere meglio, attraverso la visita ai monumenti della città intera, la cultura e gli ideali, che identificano Verona, enunciati anche nel discorso del principe
“Sudditi ribelli, nemici della pace! Dico a voi, non uomini, ma belve, che per una vana parola, turbate con le vostre risse la quiete delle nostre contrade e costringete perfino i vecchi di Verona a lasciare le vesti che alla loro età si convengono e a impugnare con la vecchia mano le vecchie spade, arrugginite nella pace, per separare voi arrugginiti nell’odio…” (Giulietta e Romeo, Atto I, scena I)

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