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Aleardo Aleardi e l’Unità d’Italia (5)

Aleardo (Gaetano Maria) Aleardi ( 1812-1878), poeta italiano, condivise gli ideali del Risorgimento. Partecipò alle insurrezioni del 1848 e tra il 1852 e il 1860 fu incarcerato due volte, prima a Mantova, poi in Boemia. Fu deputato e poi senatore del Regno d’Italia. Come poeta ebbe il massimo del successo con la raccolta “I Canti”. Alla quale seguì il declino per i violenti attacchi della critica letteraria.
Fu assiduo frequentatore del salotto della contessa Anna Serego Gozzadini Alighieri, figlia di Teresa Maria Serego Alighieri.
A lui è intitolato il ponte che collega il centro storico al cimitero monumentale.

1 Abitò in Ne descrive i luoghi in due pagine autobiografiche. http://www.liberliber.it/biblioteca/a/aleardi/canti/html/indice.htm
Gli ideali risorgimentali erano arrivati anche in , ma le fasce deboli della popolazione erano rimaste a favore del dominio austriaco e si dimostravano alquanto fredde verso le nuove idee patriottiche. I nobili erano animati da ideali politici liberali. Nel 1851 la popolazione si trovò ad affrontare problemi ben più gravi quando i vigneti della valle furono colpiti dallo oidio e i bachi da seta dal calcino che, insieme ai rigidissimi inverni del 1854 e 1855, resero duri gli ultimi anni sotto il dominio asburgico.
Nel 1866, in seguito alla terza guerra di indipendenza, il Veneto venne annesso al Regno d’Italia. Il periodo successivo fu caratterizzato da una pesante crisi economica che dette origine al fenomeno dell’emigrazione e che vide numerosi abitanti della costretti a spostarsi all’estero alla ricerca di un lavoro. L’economia della zona subì un ulteriore colpo nel 1880 quando le viti furono colpite dalla peronospora, una delle più gravi malattie della vite…
L’atteggiamento populistico di Aleardi si ridimensionò nel 1859, quando il poeta scese in campo a difendere tenacemente il diritto di proprietà nei confronti delle rivendicazioni del proletariato.
(Poesia ‘Il comunismo’, 1859) “Contro il novello barbaro / Che spinger si consiglia / Verso un tremendo incognito / Questa civil famiglia, / Che sul campo eredato, / Dal mio sudor bagnato, / Pone una bieca lapida, / Che in nome del Signor / Mi scaccia, mi vitupera, / Mi appella rapitor.”

2 Relazione di sul Reale collegio femminile “agli Angeli” di .
Interessante descrizione dell’Istituto veronese dove si apprende anche che la signora Amalia Guazza ricoprì l’incarico di direttrice dalla fondazione del collegio alla morte, avvenuta nel 1854. Le succedette Amalia Alfieri, milanese, che lasciò il posto per rinuncia nel 1861 per non continuare a subire nell’esercizio del suo ufficio i condizionamenti delle direttive dell’Austria, divenendo nel 1862 ispettrice e quindi direttrice dell’Istituto della Ss. Annunziata di Firenze…
http://www.archivi.beniculturali.it/DGA-free/fonti.html

Ritratto di

3 Il poeta Dopo i favorevoli giudizi dei contemporanei, ebbe una celebre stroncatura, e non solo di estetica letteraria, dall’Imbriani: “Non siamo, no, commossi da chi guaisce quasi femminetta, per quasi carcerazione o non lungo sbandeggiamento, consolato da stipendi malguadagnati […] Riguardo poi all’ostentarci di continuo quei pochi mesi di prigionia … cazzica! Io non sono tanto offeso esteticamente dal modo in cui se ne parla, quanto moralmente dall’udir tanto baccano per tanta parvità di materia.”
Corradino di Svevia è una poesia a lungo presente nelle antologie scolastiche del passato.
Si tratta di un brano tratto dal lungo Canto, in endecasillabi, intitolato “Monte Circello”. Nel 1268, Corradino di Svevia, figlio sedicenne di Corrado IV, scese in Italia, chiamato dai ghibellini avversi a Carlo d’Angiò, signore di Napoli e Sicilia. Fu sconfitto tuttavia nella battaglia di Tagliacozzo. Inseguito dai suoi nemici, affranto dalla fame e dalla stanchezza, il disgraziato giovane chiese asilo nel castello d’Astura, sul golfo di Gaeta. Tradito da coloro che l’avevano ospitato, fu consegnato a Carlo che lo fece decapitare a Napoli sulla piazza del Mercato. Una vicenda molto triste, interpretata variamente dagli storici, cui però il poeta ha saputo dare un alone di leggenda e di poesia e trasmettere un appassionato sentimento della storia.

Un giovinetto
Pallido, e bello, con la chioma d’oro,
Con la pupilla del color del mare,
Con un viso gentil da sventurato,
Toccò la sponda dopo il lungo e mesto
Remigar de la fuga. Avea la sveva
Stella d’argento sul cimiero azzurro,
Avea l’aquila sveva in sul mantello;
E quantunque affidar non lo dovesse,
Corradino di Svevia era il suo nome.
…. (decapitazione)
Ma sul Reno natío era un castello,
E sul freddo verone era una madre,
Che lagrimava nell’attesa amara:
“Nobile augello che volando vai,
Se vieni da la dolce itala terra,
Dimmi, ài veduto il figlio mio?”
“Lo vidi;
Era biondo, era bianco, era bëato,
Sotto l’arco d’un tempio era sepolto.”

http://www.liberliber.it/biblioteca/a/aleardi/canti/html/indice.htm

4 Il ponte . Fu costruito nel 1879 e intitolato al poeta veronese scomparso l’anno precedente. Fu costruito per collegare più velocemente la città al cimitero monumentale.
Abbattuto dall’inondazione del 1882 venne ricostruito in ferro nel 1884. Demolito dai soldati tedeschi in fuga nel 1945, fu ricostruito alla fine della Seconda guerra mondiale.

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Written by Redazione

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